
Il vocabolario è la misura più trascurata del livello e la più predittiva. Se una sola cosa ti dice quanto lontano arrivi in italiano, è quante parole riconosci.
I numeri, con la premessa che serve
Le stime più usate nella ricerca sull’apprendimento delle lingue collocano i livelli più o meno così, contando le famiglie di parole che si riconoscono, non quelle che si producono:
A1 intorno alle 500-800 parole. Bastano per presentarsi, ordinare, chiedere un’indicazione.
A2 intorno alle 1.500. Coprono la vita quotidiana prevedibile.
B1 intorno alle 3.000. È la soglia da cui un testo normale diventa leggibile con qualche buco.
B2 intorno alle 5.000. Qui un articolo di giornale si legge senza dizionario.
C1 intorno alle 8.000.
C2 oltre le 10.000, con in più le sfumature di registro.
La premessa: sono ordini di grandezza, non voti. Nessuno conta le parole che sai, e due persone con lo stesso numero possono avere capacità molto diverse a seconda di quali parole sono.
Perché 3.000 è il numero che conta più di tutti
Perché è la soglia della copertura. Le 4.000 parole più frequenti dell’italiano coprono circa il 95 per cento di un testo comune. Sembra tanto, ed è proprio lì il problema: al 95 per cento incontri una parola sconosciuta ogni venti, cioè circa una per riga. Leggere è ancora faticoso.
A 5.000 parole la copertura sale intorno al 98 per cento, cioè una parola sconosciuta ogni cinquanta. È la soglia da cui si legge per piacere invece che per esercizio, ed è il vero salto fra B1 e B2.
La prova da fare in trenta secondi: apri un quotidiano italiano e leggi un paragrafo contando le parole che non conosci. Zero o una: sei sopra il B2. Due o tre: sei intorno al B1. Più di cinque: il vocabolario è il tuo collo di bottiglia, qualunque cosa dica la tua grammatica.
Come si arriva davvero a quei numeri
Non con le liste. Imparare parole isolate funziona per i primi mille termini concreti e poi si inceppa, perché le parole che servono dopo sono astratte e cambiano significato con il contesto.
Quello che funziona è incontrarle molte volte in testi che capisci quasi del tutto. La ricerca sulla lettura estensiva è concorde su questo, e ne ho scritto in questo articolo sulla lettura estensiva. Il criterio pratico: se in una pagina non conosci più di cinque parole su cento, quel testo ti sta facendo crescere. Se sono venti, ti sta solo stancando.
Le ripetizioni dilazionate servono come sostegno, non come motore: sono il modo di non perdere quello che hai già incontrato leggendo. Il rapporto fra le due cose lo trovi in questo articolo.
Quante parole al giorno
Da B1 a B2 mancano circa 2.000 famiglie di parole. A dieci parole nuove consolidate al giorno sono circa sette mesi. A cinque, oltre un anno. Sono numeri che spaventano se pensi di doverle studiare una per una, e diventano ragionevoli se pensi che venti minuti di lettura al giorno te ne mettono davanti molte di più, e alcune restano da sole.
Misurarlo invece di stimarlo
Il test di livello che ho scritto misura l’ampiezza del vocabolario separatamente dalla grammatica, proprio perché nella maggior parte delle persone i due numeri non coincidono. Alla fine ti dice quale dei due ti sta frenando.
