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App, scuola di lingue, marketplace o lezioni private?

Quattro modi di imparare l’italiano, con i pregi e i limiti veri di ciascuno: compresi i casi in cui non ti servo.

38 recensioni · insegno dal 2018

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Questa pagina la scrivo io, e ho da guadagnarci: è giusto che tu lo sappia prima di leggerla. Per questo il criterio è uno solo e vale per tutti e quattro: che cosa ottieni davvero e che cosa non ottieni. Alla fine trovi anche i casi in cui conviene lasciar perdere me.

Un’app come Duolingo

Le app sono meglio della loro reputazione. Ti tengono in movimento, costano poco o niente, e per il vocabolario di base sono ottime. Chi dice che non si impara niente non le ha mai usate sul serio.

Dove non arrivano è la produzione. Un’app controlla se tocchi la risposta giusta. Non ti sente mangiare la doppia, non nota che eviti il congiuntivo rigirando la frase, e non corregge l’errore che ripeti da sei mesi senza saperlo.

Un corso di gruppo in una scuola

Le buone scuole fanno un buon lavoro, e un gruppo ha cose che una lezione privata non ha: compagni, una struttura fissa, un prezzo orario più basso, e la pressione sociale che ti fa uscire di casa un martedì sera di novembre.

I due limiti sono strutturali, non di qualità. Il tempo di parola: in dodici, con un docente che deve anche spiegare, tocchi qualche minuto a lezione. E il ritmo, che è quello medio del gruppo e non è quasi mai il tuo. In più i corsi partono a date fisse e l’offerta spesso si ferma al B2.

Un marketplace come italki o Preply

Scelta ampia, soglia d’ingresso bassa, e insegnanti bravi ce ne sono davvero: lo so perché ci lavoro anch’io. Se vuoi ore di conversazione a un prezzo aggressivo, è una buona scelta.

Il punto debole è la continuità. Prenoti ore singole, spesso con docenti diversi, di solito senza un programma che vada avanti. L’ora è piacevole e un piano non c’è.

In una schermata

Le quattro strade a confronto sulle cose che decidono davvero il risultato.

AppGruppoMarketplaceCon me
Minuti in cui parli tuzeropochimoltiquasi tutti
Correzione di quello che dicinoa turno
Un programma che proseguefisso per tuttiraramente
Materiale scritto per tenomanualedipende
Sopra il B2nodi radodipende
Orarisemprefissiflessibiliconcordati
Costo orarioil più bassobassomedioil più alto

Il costo orario è l’unica riga in cui perdo, e la lascio in fondo perché è quella che conta di meno se hai una scadenza o se cerchi qualità.

Che cosa faccio di diverso

Ci sono due cose che dalle altre tre non ottieni. Nessuna delle due è l’“attenzione personale”: quella la promettono tutti.

1. Sono formato nell’insegnare l’italiano, non solo nell’italiano

Sono madrelingua, ma non è questo il punto: lo siamo in sessanta milioni. Insegnare a chi vive in Italia e insegnare a chi studia da fuori sono due mestieri diversi, e hanno due nomi: L2 e LS. Ne ho studiato uno per ciascuno: il master ITALS a Ca’ Foscari, indirizzo LS, e un master sull’italiano L2 alla Giustino Fortunato.

In concreto vuol dire che so perché un olandese inciampa sul congiuntivo e non sull’ordine delle parole, perché la doppia è quasi impercettibile per un orecchio nederlandese, e in che ordine proporre le cose perché restino.

Tutti e due i master si sono chiusi con una tesi, e tutte e due stanno su questo sito. Quella di Ca’ Foscari parla di dialogo interculturale in un corso blended, costruita su canzoni e pubblicità italiane: da lì viene la parte culturale delle mie lezioni, ed è il motivo per cui non tratto la cultura come una curiosità in fondo al capitolo. Quella della Giustino Fortunato parla della classe online e parte dal filtro affettivo di Krashen: ansia e imbarazzo bloccano l’apprendimento prima di qualunque difficoltà grammaticale. Per questo la prima lezione la passo ad ascoltarti, non a interrogarti. Le due tesi sono qui →


2. Il materiale me lo scrivo

Quasi ogni scuola e ogni piattaforma lavora su un manuale commerciale, scritto per uno studente medio che non esiste. Io il manuale non lo uso.

Il materiale lo costruiamo insieme, lezione dopo lezione. Non c’è un percorso uguale a un altro, e non ce n’è uno imposto: né a te da una struttura rigida, né a me da un programma deciso a settembre. Quello che serve a te decide che cosa facciamo la settimana dopo.

Se a maggio vai in Puglia, la lezione sulla Puglia la preparo io e la prepari anche tu: così il tempo insieme lo usiamo tutto per parlare, non per leggere una pagina che avresti potuto leggere da solo. Un manuale, per definizione, non può farlo.

Quando non ti servo

Se vuoi qualche parola per le vacanze, prendi un’app. Se cerchi compagnia e un prezzo orario basso, fai un corso di gruppo nella tua città. Se vuoi ore di conversazione senza programma, un marketplace costa meno di me. E se preferisci andare avanti da solo, i 700 esercizi e l’app restano lì anche se non fai mai lezione con me.

Quando invece sono la scelta giusta

  • Parti da zero e vuoi cominciare bene, senza prendere abitudini da correggere dopo.
  • Sei fermo al B1 o al B2: capisci molto, ma il parlato non tiene il passo.
  • Vuoi superare il B2, e nella tua zona l’offerta si ferma lì.
  • Ti serve per lavoro: riunioni, clienti, colleghi, un trasferimento in azienda.
  • È per tuo figlio o tua figlia: lezioni per bambini e ragazzi, con un ritmo loro.
  • Hai una scadenza concreta: un trasferimento, una certificazione, un cliente a Milano.
  • Lavori a orari irregolari e non stai dentro un calendario fisso.
  • Vuoi un insegnante solo, che si ricordi il tuo percorso.

Chi sono

Sono Alessio, italiano, e vivo a Ede. Insegno da più di sei anni e ho lavorato con oltre trenta studenti. Ho cominciato per passatempo, e poi è diventato il mio lavoro.

Quello che mi ha fatto restare non è la grammatica: è che mi piace parlare con le persone, ascoltarle e capire da dove vengono. Per questo in classe parlo poco e lascio parlare te. La grammatica arriva quando serve, e quando serve la facciamo sul serio; ma il tempo lo passiamo sulla tua vita e sul tuo mondo, perché è di quello che vorrai parlare in italiano con le persone intorno a te.

Il profilo completo, le tesi e il percorso →

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