Il test dice A2: e adesso che cosa faccio

Il test dice A2. La reazione normale è una specie di delusione, seguita dal proposito di ricominciare da capo. Sono tutte e due sbagliate, e la seconda costa mesi.

Che cosa vuol dire A2, in concreto

Vuol dire che te la cavi in tutte le situazioni prevedibili: fare la spesa, prendere un appuntamento, raccontare com’è andata la giornata, ordinare al ristorante e capire la risposta. Usi il passato prossimo, il futuro, i primi connettivi. Non è poco: è il livello in cui l’italiano smette di essere una materia e comincia a essere una lingua che usi.

Quello che manca è l’imprevisto. Finché la conversazione resta sul binario che conosci funziona tutto. Appena esce dal binario ti fermi. Il B1 è esattamente questo: reggere quando esce dal binario.

La prima cosa da non fare

Ricominciare dall’A1. È l’istinto di quasi tutti e quasi sempre è uno spreco. Se il test ha misurato le quattro abilità separatamente, guardale: quasi certamente due sono già vicine al B1 e una è molto indietro. Rifare tutto vuol dire spendere il grosso del tempo su ciò che sai già, mentre il divario che ti blocca resta dov’è.

La regola: il livello non sale facendo più esercizi in generale. Sale colmando la distanza più larga fra le quattro misure. Se non sai quale sia, quello è il primo problema da risolvere.

I tre casi, e cosa fare in ognuno

Grammatica avanti, vocabolario indietro. È il caso di chi ha studiato in aula. Serve leggere, non studiare. Testi alla tua portata, venti minuti al giorno, senza dizionario ogni due parole. Le letture graduate per livello esistono esattamente per questo: sono scritte per farti incontrare le parole nuove a una densità che non ti blocca.

Vocabolario avanti, grammatica indietro. È il caso di chi ha imparato vivendo in Italia. Qui il lavoro è su poche strutture ad alto rendimento: l'imperfetto contro il passato prossimo, i pronomi combinati, il congiuntivo nelle due o tre frasi in cui serve davvero. Non tutta la grammatica: quelle.

Tutto medio, produzione ferma. È il caso di chi ha studiato da solo con le app. Capisci, riconosci, scegli la risposta giusta, e poi davanti a un foglio bianco non esce niente. Serve produrre: quattro righe scritte al giorno, e qualcuno che le corregga.

Un piano di tre mesi che funziona

Venti minuti di lettura al giorno sul punto più debole. Quattro righe scritte, tutti i giorni, anche banali. Una revisione settimanale di quello che hai scritto, fatta da qualcuno che sa dove guardare. Nient’altro.

Sembra poco perché lo è: il motivo per cui funziona non è la quantità, è che colpisce un punto solo invece di spalmarsi su quattro.

Quando rifare il test

Fra tre mesi, non prima. Sotto i tre mesi le differenze sono dentro il margine di errore di qualunque test, e rifarlo ogni due settimane produce solo frustrazione. Se vuoi vedere il progresso nel frattempo, tieni le quattro righe che scrivi: rileggere quelle di dodici settimane fa è la misura più onesta che esista.

Fai il test di livello →