Grammatica · C2
La variazione regionale
di Alessio · insegnante di italiano per stranieri, master ITALS

L’italiano standard esiste nei libri; nelle strade vive l’italiano delle regioni: anguria a Milano, cocomero a Roma, melone d’acqua in Sicilia. A questo livello non si giudica: si riconosce da dove parla una frase, e si sa che a tavola la geografia si sente più che altrove.
- 10min lettura
- 15min esercizi
- C2livello
Che cosa impari
- anguria, michetta (Milano), formaggio grattugiato
- Come funziona la variazione regionale
- La stessa cosa, tre nomi
- Quattro livelli, pronuncia regionale, italiano neo-standard
- Lessico: la tavola regionale
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Vocabolario di questa pagina
Trascina ogni parola sulla sua definizione, oppure tocca la parola e poi la casella.
La stessa cosa, tre nomi
| Nord | Centro | Sud |
|---|---|---|
| anguria | cocomero | melone d’acqua |
| michetta (Milano) | rosetta (Roma) | panino |
| formaggio grattugiato | pecorino romano sull’amatriciana | caciocavallo, ricotta salata |
Grammatica con l’accento
| Tratto | Dove | Esempio |
|---|---|---|
| passato remoto nel parlato | Sud | ieri andai al mercato e comprai i pomodori |
| articolo coi nomi propri | Nord | la Giulia porta il tiramisù |
| stare per essere | Centro-Sud | sto qua, il vino sta sul tavolo |
| mica rafforzativo | Centro-Nord | mica male questo vino! |
Quattro livelli, non due
Quando si dice «italiano» si mettono insieme cose molto diverse. Conviene distinguerne quattro, perché ognuno ha regole sue e un posto suo:
| Livello | Che cos’è | Esempio |
|---|---|---|
| italiano standard | la norma delle grammatiche e dei libri; si scrive più di quanto si parli | Ho fame. |
| italiano regionale | italiano con l’accento, le parole e qualche costruzione di una zona | Tengo fame. (Sud) |
| dialetto | un sistema a sé, con grammatica e lessico propri | Go fame. (veneto) |
| lingua minoritaria | una lingua storica tutelata dalla legge | il sardo, il friulano, il ladino |
Un dialetto non è un italiano sbagliato: i dialetti d’Italia discendono dal latino per conto loro, come l’italiano, che è nato dal fiorentino letterario di Dante, Petrarca e Boccaccio. La variazione è così forte perché, quando nel 1861 nacque lo Stato, l’italiano lo parlava soltanto una minoranza: le stime vanno dal 2,5 al 10 per cento della popolazione. Tutti gli altri parlavano il dialetto di casa. L’italiano comune lo hanno fatto la scuola, il servizio militare, i giornali e poi la radio e la televisione.
La pronuncia: quattro tratti che si riconoscono
L’accento regionale si sente prima di tutto nelle vocali e in poche consonanti. Quattro tratti bastano per orientarsi:
| Tratto | Dove | Esempio |
|---|---|---|
| gorgia | Toscana | la casa suona come «la hasa» |
| raddoppiamento sintattico | Centro-Sud | a casa → «a ccasa», è vero → «è vvero» |
| s sonora tra due vocali | Nord | la s di casa suona come quella di rosa |
| e e o aperte o chiuse | diversa da zona a zona | pèsca (il frutto) e pésca (il pescare) |
L’italiano neo-standard: quello che si sente quasi ovunque
Fra lo standard dei libri e l’italiano regionale c’è un terzo italiano, parlato da quasi tutti e legato a nessuna zona in particolare. Gli studiosi lo chiamano neo-standard. Non è sbagliato, è informale, e a questo livello bisogna riconoscerlo e saperlo togliere da un testo formale:
| Tratto | Neo-standard | In un testo formale |
|---|---|---|
| gli per «a lei» | Maria? Gli ho scritto ieri. | Le ho scritto ieri. |
| c’ho al posto di ho | C’ho fame. | Ho fame. |
| che per ogni tipo di legame | Il giorno che ci siamo conosciuti. | Il giorno in cui ci siamo conosciuti. |
| pronome ripetuto | A me mi piace. | A me piace. |
Da sapere
- Alcuni tratti regionali sono grammaticali, non lessicali: al Sud tenere per avere (tengo fame), al Nord solo più per non più, in Toscana il si per noi (si va).
- Italiano regionale e dialetto sono cose diverse: il primo è italiano con l’accento e qualche costruzione locale, il secondo è una lingua a sé. Confonderli è l’errore più comune.
- L’italiano standard è una norma scritta che quasi nessuno parla al cento per cento. All’esame serve, al bar no: sapere di quale italiano si sta parlando è già competenza C2.
Gli errori più comuni
il cocomero è il nome sbagliato dell’anguria→ sono nomi regionali della stessa cosa: nessuno è sbagliatodire «la Giulia» è un errore di articolo→ è un tratto regionale del Nord, informale ma vivoa Palermo parlano male perché usano il passato remoto→ a Palermo il remoto nel parlato è la norma localeil veneto è un italiano parlato male→ il veneto è un dialetto che discende dal latino per conto suo: non un italiano sbagliatoAlla dottoressa Bianchi gli ho scritto ieri→ Alla dottoressa Bianchi ho scritto ieri (o: le ho scritto: in uno scritto formale gli non vale per «a lei»)A me mi piace→ A me piace, oppure mi piace (nello scritto formale il pronome non si ripete; nel parlato è comune)
L’italiano delle regioni nei classici
Quattro passi in cui l’italiano mostra da dove viene, uno dei quali non è letteratura ma legge.
«l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega»Manzoni, milanese, sa che Resegone è una parola del suo dialetto, da resega, la sega, e lo dice: «con voce lombarda». Poi la spiega con un paragone, i cocuzzoli in fila come i denti di una sega. È il mestiere dell’italiano regionale in miniatura: una parola locale, avvertita come tale, che entra nella lingua di tutti.
«Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n’erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare»Verga non scrive in dialetto: scrive italiano con il passo e i modi del paese siciliano. Il narratore parla come un abitante di Trezza, con il ci e il ne dell’orale (ce n’erano) e l’accordo a senso (tutti buona e brava gente, con «gente» al singolare). Una curiosità: sul registro della parrocchia questa famiglia si chiama Toscano, ma tutti la conoscono col soprannome di Malavoglia, un nome a rovescio, perché sono gente che lavora.
«Se non fossi scappato di casa e se il mio babbo fosse qui, ora non mi troverei a morire di fame.»Collodi era fiorentino, e i suoi personaggi dicono babbo dove la maggior parte degli italiani dice papà: è la parola toscana, diffusa anche in Romagna. La frase ha poi un altro interesse, perché è un periodo ipotetico misto: una condizione nel passato (se non fossi scappato) con un risultato nel presente (non mi troverei).
«la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo»Dodici minoranze linguistiche storiche, e nessun dialetto in elenco: il sardo o il friulano sono lingue riconosciute dallo Stato, e non varietà dell’italiano. Per questo, in un testo corretto, non si dice «il sardo è un dialetto».

Esercizi
Cinque esercizi in ordine di difficoltà. Gli ultimi rimettono in gioco quello che hai già visto.
01 Nord o Sud
Scrivi N o S secondo l’area in cui l’uso è più diffuso.
- Sono stato dal dottore. / Sono ito dal dottore. →
- Ho lavorato tutto il giorno (passato prossimo per fatti lontani) →
- Lavorai tutto il giorno (passato remoto per l’ieri) →
- Ci ho parlato ieri (uso estensivo di ci) →
- Ti telefono io / Io ti telefono (soggetto ripetuto) →
- Vado in giù / Scendo giù →
02 Parole diverse, stessa cosa
Scrivi la forma standard.
- anguria / cocomero / melone d’acqua →
- scannetto / sgabello →
- mocio / straccio per pavimenti →
- cocco / noce di cocco →
- tovaglietta / tovagliolo →
- spanna / palmo →
03 Dal regionale allo standard
Riscrivi in italiano standard.
- Esci il cane. →
- Mi sa che oggi non ci sta nessuno. →
- Ci siamo visti a Natale scorso. →
- Sali la valigia. →
- Non ci ho tempo. →
- Vengo con lui, che dici? →
04 Standard, regionale o dialettale
Scrivi S (standard), R (italiano regionale) o D (dialetto).
- Non ci sta nessuno. →
- Non c’è nessuno. →
- Nun ce sta nisciuno. →
- Vado a comprare il pane. →
- Vado a fare la spesa dal panettiere. →
- Te lo dico mo’. →
05 Il dialogo da rifare
Riscrivi il dialogo in italiano standard, senza appiattire il tono.
Ripasso linguaggi settoriali · costruzioni marcate
- · Allora, che fai di bello oggi? →
- · Niente, sto a casa che devo studiare. →
- · Ma dai, esci un attimo che è bello fuori! →
- · Non ci ho voglia, sono stanco assai. →
- · Va bene, ci sentiamo dopo allora. →
- · Ci vediamo, statti bene. →
Questi cinque sono un assaggio. Sul sito ce ne sono più di settecento, gratis e senza registrarsi. Tutti gli esercizi →

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★★★★★(22)di Alessio, insegnante dal 2018
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Prova ancora
Geografia a tavola:
- A Milano la chiamano anguria, a Roma .
- «Ieri andai al mercato»: chi parla è probabilmente del .
- «La Giulia porta il dolce»: tratto tipico del .
- «Mica male questo pecorino!» Qui mica .
- Sull’amatriciana, a Roma, va il .
Domande frequenti
Come si usa la variazione regionale in italiano?
Quali sono gli errori più comuni?
il cocomero è il nome sbagliato dell’anguria→ sono nomi regionali della stessa cosa: nessuno è sbagliatodire «la Giulia» è un errore di articolo→ è un tratto regionale del Nord, informale ma vivoa Palermo parlano male perché usano il passato remoto→ a Palermo il remoto nel parlato è la norma localeil veneto è un italiano parlato male→ il veneto è un dialetto che discende dal latino per conto suo: non un italiano sbagliatoAlla dottoressa Bianchi gli ho scritto ieri→ Alla dottoressa Bianchi ho scritto ieri (o: le ho scritto: in uno scritto formale gli non vale per «a lei»)A me mi piace→ A me piace, oppure mi piace (nello scritto formale il pronome non si ripete; nel parlato è comune)
Ci sono esercizi e un PDF sulla variazione regionale?
Come si sceglie l’italiano giusto per una situazione?
Esiste una pronuncia italiana «giusta»?
Che cosa vuol dire «mica»?
Da dove viene «ciao»?
Come si scopre se una parola è regionale?
La stessa cosa, tre nomi